Varese, un po’ di numeri

area varesinaQuanto estesa è Varese e quanti abitanti ha? Chiunque si candidi a governare la cosiddetta Città Giardino deve farsi questa domanda e possibilmente cercare di darsi una risposta.

Secondo uno studio promosso nel 2001 dal Rotary, è necessario avere “consapevolezza della nuova consistenza/dispersione della città reale”; bisogna prendere coscienza del fatto che Varese è una “città-territorio”, dove i centri storici non esercitano più nessun condizionamento, le aree periferiche sono l’elemento di saldatura di territori comunali nei quali nessuno più si identifica, dove svanisce il senso di appartenenza e la residenza è indifferente al luogo. Peraltro dal 1999 il Comune di Varese, attraverso la sua associazione “Varese Europea”, ha deciso di dar vita alla redazione del Piano Strategico dell’Area Varesina, strumento finalizzato “ad individuare percorsi di sviluppo in grado di aumentare innanzitutto l’attrattività e l’accessibilità” dell’area urbana di Varese. Quest’ultima, pur senza una perimetrazione esatta, veniva riconosciuta come “un unico sistema economico, territoriale ed ambientale, comprendente un ambito di espansione residenziale, produttiva e commerciale continuo e dinamiche socio-economiche relativamente omogenee”. Si tratta quindi della presa d’atto che la città si è dispersa molto oltre i suoi limiti amministrativi, anche se non è chiaro quali azioni siano seguite a questa raggiunta consapevolezza.

Oggi, appena fuori dai confini comunali in un raggio di 10-15 km dal centro cittadino, ha preso forma una città  dove vivono oltre 200.000 persone nella quale però i varesini veri e propri sono circa il 40% degli abitanti, insediati questi ultimi su di una superficie che è pari ad un terzo dell’area urbana complessiva. Varese, che nel censimento del 1981 aveva superato i 90.000 abitanti, ha perso abitanti a favore della sua conurbazione e la perdita sarebbe stata maggiore se non ci fosse stata l’immigrazione di cittadini stranieri che oggi sono oltre un ottavo della popolazione del capoluogo.

Come identificare la città reale rispetto alla vecchia dimensione ormai ampiamente superata? Come è possibile integrare all’interno dell’area urbana i cittadini che abitano dentro e fuori i limiti amministrativi di Varese? In che modo pensare al governo di un territorio che ha confini variabili? Quale interlocuzione avviare rispetto alla articolazione di questi confini? Come, in sintesi, si governa questa trasformazione che è ormai un fatto compiuto? Nessun programma per amministrare Varese nei prossimi cinque anni può prescindere dal rispondere a queste domande e chi ha in mente di governare la città secondo una visione introversa, ignara di cosa sia la condiziona urbana odierna da un punto di vista geografico, sociale, economico e culturale, è destinato a subire i cambiamenti prodotti in modo spontaneo, al di là delle visioni politiche, dai flussi di informazioni e decisioni.

Da qualche decennio Varese sta pagando un prezzo piuttosto salato, in termini di declino e progressivo degrado, proprio a causa dell’inadeguatezza che la politica ha dimostrato nel governare le trasformazioni in atto. Come si fa ad invertire la rotta secondo chi oggi si propone di superare questo quarto di secolo di stagnazione?

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